C’è un problema serio tra i giovani, si chiama dismorfia.
Si tratta di un disagio psicologico di accettazione e oggi ha una forte correlazione con i canoni estetici dominanti sui social media, assume infatti il nome aggiornato: dismorfia da Snapchat.
I giovani perdono completamente la visione globale di loro stessi, arrivando a sentirsi al centro di un’attenzione negativa da parte degli altri, che in realtà non esiste. Con il risultato spesso di autoisolarsi.
Questo intrascurabile problema è stato preso a cuore da alcuni brand e da alcune istituzioni.
Se leggete questo blog con passione dovreste ricordavi che Lush
alcuni mesi fa prese una posizione in merito a questa tematica. L’azienda spagnola decise alcuni mesi fa di iniziare la NON campagna social “be somewhere else”non pubblicando più nulle pagine social perché alcune foto ritenute “rugose”, “brutte” e in generale “meno attraenti” venivano penalizzate dagli algoritmi. L’azienda ha preso dunque una scelta forte e non si è più sentita di continuare una comunicazione basata sul soddisfare le esigenze estetiche dei social a discapito della salute, anche mentale, dei follower.
In campo istituzionale in Norvegia
è stato approvato un innovativo emendamento, Influencer e inserzionisti sono obbligati a dichiarare l’eventuale utilizzo di filtri per foto e campagne beauty, con lo scopo di non alimentare irreali aspettative di perfezione che stanno minando l’equilibrio delle nuove generazioni.
Per fortuna ci sono già anche alcuni social che si impegnano a non ledere l’autostima del prossimo. Pinterest
ha vietato la pubblicazione di annunci sulla perdita di peso, frasi che denigrano certe tipologie di corpi e riferimenti alla propri fisico.
Tutti questi passi sono volti alla lotta contro patologie che portano a una costante preoccupazione di sé stessi, e in parallelo alla difesa della bellezza genuina.
